DCI-P3 CONTRO SRGB: ECCO PERCHÉ SCEGLIERE UNO SMARTPHONE CON SCHERMO P3

Molti smartphone di ultima generazione hanno schermi DCI-P3, tanti altri però sono fermi al sRGB: ecco perché conviene cambiare.

Sin dall’alba dei tempi l’uomo adora barricarsi in fazioni, sentirsi parte di un gruppo, parteggiare per un ideale anziché un altro. Nell’era contemporanea ci sono fotografi (o cineasti, come Quentin Tarantino e Paul Thomas Anderson ad esempio) che si sono schierati con la pellicola, altri con il digitale, fra i videogiocatori invece abbiamo avuto sfide epiche come SEGA contro Nintendo, oppure Sony opposta a Microsoft. Nel mondo smartphone invece ci si dà battaglia fra amanti di Apple e iOS e irriducibili di Android, e proprio di questa guerra vogliamo parlare oggi. Non in modo generale ma prendendo un elemento molto preciso: la profondità colore degli schermi.

Il produttore di Cupertino ha da anni giocato tutte le sue carte su un’ampia gamma cromatica chiamata DCI-P3, sin dalla famiglia degli iPhone 7 nel 2016, mentre su questo punto Android solo qualche tempo fa ha fatto interessanti passi avanti. Ma vale davvero la pena puntare su un display DCI-P3? Quali differenze reali ci sono con gli schermi sRGB?

DCI-P3 contro sRGB

Da principio era lo stesso Android a non saper gestire un profilo colore molto “largo” come il P3, solo le ultime versioni sono riuscite a “metterci una pezza”, con app come Google Foto che si sono subito allineate. Di conseguenza sono spuntati sul mercato anche i primi terminali compatibili, giusto per fare qualche esempio possiamo nominare Oppo Find X2 Pro, Xiaomi Mi 10, la famiglia OnePlus 7, addirittura il nuovo Samsung Galaxy S20 Ultra riesce a riprodurre il 110% della gamma DCI-P3.

Ma cerchiamo di fare chiarezza una volta per tutte, quali vantaggi porta il DCI-P3 rispetto al classico sRGB? Per capire al meglio questo concetto viene in nostro aiuto un’immagine (in basso) che lascia poco spazio all’immaginazione – e ci mostra come il profilo P3 sia in realtà in grado di rappresentare molti più colori e sfumature del sRGB classico, con numerosi vantaggi nella resa di fotografie e video.

lo spazio colore CIE 1931 (di riferimento), il P3 riproduce il 45,5% dell’intera gamma, il 25% in più del sRGB. Per capire materialmente il concetto, vi rimandiamo a un sito che mostra le stesse foto sia in sRGB che P3, così potete vedere immediatamente la differenza fra i due profili colore. Ovviamente se userete uno schermo non P3, le differenze saranno meno evidenti.

Il DCI che precede il P3 le parole Digital Cinema Initiatives, un’associazione voluta fortemente da colossi come Warner Bros, Metro-Goldwyn-Mayer, Twentieth Century Fox Film, Universal Studios e SONY Pictures Entertainment per avere una migliore resa rispetto al sRGB proprio su schermi di largo consumo come smartphone, tablet, monitor e computer portatili (sono diversi i laptop del mercato a offrire infatti il P3, fra questi anche i più recenti MacBook Pro e iPad Pro/Air 3). Si tratta soltanto di tempo, l’obiettivo è di sostituire interamente il profilo sRGB con il P3, l’alta fascia del mercato smartphone lo ha praticamente già fatto, bisogna solo attendere l’allineamento della fascia medio-bassa.

Software+Hardware

Certo l’hardware non può fare tutto il lavoro sporco, è fondamentale che anche il software dia una grande mano. Apple da tempo ha allineato entrambi i fronti, scattando fotografie con profilo P3 e mostrandole così al loro massimo potenziale sugli schermi dei dispositivi Apple più recenti. Così dovranno fare anche i telefoni Android per giocarsela alla pari con Cupertino, inoltre sarà fondamentale cambiare gradualmente anche il web – dove il profilo sRGB regna incontrastato anche per motivi di compatibilità. L’sRGB infatti, e non è certo un segreto, è il profilo più diffuso al mondo, il cavallo su cui puntare dal punto di vista della compatibilità estrema.

Anche se è una sorta di sacrilegio, persino le miglior reflex e mirrorless del mercato continuano a offrire l’sRGB come opzione colore, opposta alla più performante Adobe RGB (52,1% della gamma CIE 1931) – ma soltanto per motivi di compatibilità appunto, per non dover modificare poi il tutto in post-produzione. Inoltre, tornando agli smartphone, è bene fare attenzione anche alle migliaia di app di editing fotografico presenti sui vari store.

Nel caso in cui si voglia mantenere un profilo P3 all’interno di un’immagine, e dunque tutti i suoi colori originali, è bene trattarla con software compatibili (pensiamo ad Adobe Lightroom per esempio, anche in versione mobile) oppure con le app proprietarie per il fotoritocco.

La maggior parte delle app di terze parti invece, quelle magari utili ad aggiungere filtri e quant’altro, in fase di salvataggio non fanno altro che spazzare via ogni sfumatura aggiuntiva per tornare al sRGB. Questo va bene per un uso social o web, ma non nel caso in cui si voglia fare “qualcosa di più” con le proprie creazioni.

Il processo di passaggio al P3 andrà ancora assimilato per bene, anzi la maggior parte delle persone non immagina neppure di cosa stiamo parlando, in ogni caso – come detto sopra – molto presto il DCI-P3 sarà lo standard del mercato di massa, i tempi sono quantomai maturi ed è bene capire da subito benefici e vantaggi, anche in virtù di un futuro acquisto.